martedì 13 maggio 2014

Lettera di un ragazzino di prima media alla sua insegnante di italiano e storia.


Pubblichiamo, con l'autorizzazione della mamma, la lettera che uno studente della scuola secondaria di primo grado ha scritto alla sua insegnante.
Riteniamo possa essere uno spunto di riflessione per tutti noi.

A volte noi genitori ci sentiamo dire dagli insegnanti che i nostri figli "ci marciano", che non si impegnano abbastanza e potrebbero fare di piu', che sono poco inclini allo studio o non sono responsabili e seri...a volte puo' essere vero, ma spesso il loro impegno ed il loro investimento personale e' talmente alto che, di fronte a risultati negativi, smettono di crederci e di provarci di nuovo. Di fronte all'insegnante che non crede in loro, preferiscono assumere un atteggiamenti passivo e rinunciatario, si identificano come il giudizio che e' stato loro affibbiato,  cosi' come vengono valutati: stupidi e incapaci. 
Per loro diventa un pesante giudizio sulla persona e da qui ne scaturiscono tutti quegli atteggiamenti di poca autostima, che a volte portano all'abbandono scolastico o alla scelta di un percorso scolastico più facile, come ripiego.

Ringraziamo questo ragazzino, per la sua sensibilità e il suo coraggio.

Buona lettura, Cristina Milazzo



Lettera di un ragazzino di prima media alla sua insegnante di italiano e storia. 



"Cara Prof, gli scrivo perché non cho il coraggio di parlargli. Io ero fuori dalla porta della classe quando ha fatto il colloquio con mia mamma e ho sentito tutto.
Mia mamma non è vero che mi tratta come uno scemo e non è vero che io non ho voglia di studiare e allora prendo voti brutti. E non è vero che voglio tutto facile, ma a me le mie mappe servono perche non mi ricordo bene le cose e se mi interroga il giorno che non c'è italiano ma storia io non dico niente non perché non lo so ma perche melo sono scordato, perché devo sempre ripassare tutto. Mia mamma sta fino a tardi a studiare con me e lei deve capire che anche lei ha tante cose da fare.
Ho sentito che gli diceva che lei non può programmare le interrogazioni perché le fa quando ha tempo e di tempo cene ha poco perché in classe ha tanti ragazzi problematici. Io però con lei sono bravo e non sono uno problematico e se lei mi dasse le mie mappe io sarei più tranquillo che neanche le guardo tanto mahari, ma mi fanno stare tranquillo. Lo so che in classe mia ci sono quelli che fanno casino però io e Alex che colpa abbiamo? Siamo dislessici no casinisti. Però se lei ci dice bene quando ci interroga noi non gli diamo più fastidio a chiederglielo e a mandare le nostre mamme a insistere. Lo sappiamo che il suo lavoro non e facile ma neanche il nostro e neanche quello di fare la mamma che lo so anche che sono un peso per voi, ma non ci posso fare nulla.
Vorrei che non tratterebbe più male mia mamma perché non selo merita e io ci sto male. Se lei viene in contro a me noi veniamo in contro a lei prof perché sono dislessico ma no cieco che non vedo la fatica che fa e anche mia mamma melo dice a volte, che non farebbe a cambio col suo lavoro. Vedi mia mamma non è cattiva e solo che mi vuole bene."