martedì 7 gennaio 2014

Compiti a casa e vacanze




Prendiamo spunto da due articoli apparsi sul Corriere della sera per parlare di un argomento che ci sta molto a cuore: i compiti a casa assegnati durante i week end o le vacanze.

Anche il MIUR gia' nel 1964 nella circolare n.92 parlava di questo argomento, successivamente ha richiamato l'attenzione di Dirigenti e insegnanti attraverso altre   circolari per sensibilizzarli sulla necessita' di non sottoporre gli alunni ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa.

Nella Circolare Ministeriale del 14 maggio 1969 n. 177 il Ministero precisa: "Inoltre va considerato che nelle giornate festive, e in genere , anche nel pomeriggio del sabato, moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa, trovano l'unica occasione di un incontro dei propri membri piu' disteso nel tempo e, quando possibile, in ambiente diverso da quello dell'abituale dimora cittadina, più sereno nel riposo dal lavoro, di un incontro nel quale trovano alimento il rafforzarsi dei rapporti affettivi, lo scambio delle esperienze, il confronto dei comportamenti tra adulti e giovani; in una parola, si ricompone l'unità della famiglia, e questa attua la pienezza della sua essenza di primo e fondamentale nucleo sociale e della sua primaria funzione educativa."

" (...) nel giorno successivo a quello festivo non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno."

"(...) le disposizioni impartite si propongono di dare possibilità di maggiore impegno agli alunni nei giorni feriali e di rendere più completa e integrata l'azione educativa della scuola con gli apporti dell'azione formativa della comunità familiare e dei contatti che questa può favorire in sede extrascolastica con il mondo della natura, dell'arte, dello sport e con le libere attivita' di gruppi giovanili organizzati."

Anche l'attuale Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: meno compiti, più letture. “Non oberare gli studenti di lavoro con compiti che diventano dei veri e propri fardelli per loro e per i genitori – ha dichiarato il Ministro – “ma sostituire con i libri, cibo per la mente, strumenti di crescita divertenti ed appassionanti

Insegnanti, genitori, cosa ne pensate?




Le vacanze? 

10 ragioni per evitare i compiti a casa


Per gli studenti (e i loro genitori) sono una «punizione crudele». Ma ora anche qualche insegnante a gran voce si scagli contro i compiti a casa per le vacanze. E per farlo cita studi e orientamenti internazionali.
L’US National Education Association, per esempio,  raccomanda di assegnare agli studenti un carico di lavoro doposcuola  pari a «dieci minuti per classe»: dieci in prima, venti in seconda, fino alle due ore al giorno dei maturandi .
«Nelle diverse epoche storiche i compiti a casa sono stati più o meno raccomandati» spiega Miriam Clifford, insegnante e blogger del network InformED.
«Nel 1901, la California fece addirittura una legge per limitarne la quantità». Oggi, invece, gli insegnanti fanno quasi a gara per darne il più possibile. «Molti docenti, però, stanno riconsiderando la loro posizione anche alla luce delle statistiche sull’obesità infantile e dei problemi, ormai noti, del sovraccarico di informazioni».
E così, la Clifford raccoglie e sintetizza i 20 motivi per cui «non si dovrebbero assegnare i compiti a casa durante le vacanze».  Con un po’ di sintesi, ne abbiamo scelti 10.
  1. I compiti a casa sono obsoleti. I ragazzi del 21esimo secolo, grazie al computer, apprendono 24 ore su 24 e sette giorni su sette, perché sono immersi nelle informazioni.  «Anziché assegnare compiti,  gli insegnanti dovrebbero creare un vero interesse per l’apprendimento chiedendo ai ragazzi, durante le vacanze, di fare ricerche su temi che li interessano al di là dei programmi scolastici» dice Clifford.
  2. Molti insegnanti non ricevono una formazione specifica e non si rendono conto che più compiti non vuol dire più risultato. Alcuni studi dellaDuke University dimostrano  che assegnare una quantità eccessiva di esercizi sia, in realtà, controproducente. «Soprattutto per i più piccoli è meglio concentrarsi su compiti che migliorino le competenze con un impegno breve, semplice,  aperto al coinvolgimento delle famiglie e degli stessi alunni che possono esprimere i loro interessi» spiega Clifford.
  3. I paesi che assegnano più compiti a casa non sono i migliori. Anzi.Uno studio di Stanford ha svelato che gli studenti giapponesi, danesi e cechi hanno performance ben più alte rispetto ai colleghi greci tailandesi e iraniani che passano molte ore sui libri anche nel doposcuola. In Giappone, addirittura, i  compiti a casa sono stati aboliti per dare più tempo per la famiglia e gli interessi personali. E la Danimarca, leader nelle graduatorie internazionali, ha limitato i compiti a casa a un impegno massimo di mezz’ora al giorno.
  4. Evitare soprattutto le cosiddette «schede di lavoro», spesso ripetitive e frustranti, che non garantiscono un reale apprendimento. Meglio le letture.  «Ci sono grandi storie che raccontano le vacanze, da consigliare ai genitori e agli studenti . Si può iniziare a leggere il primo capitolo in classe per incuriosirli. Per i più piccoli possono  essere costruiti  giochi di ruolo».
  5. Compiti, non solo sui libri. Se si sta studiando l’impero romano, perché non chiedere ai ragazzi, e alle famiglie, di vedere un film storico, andare a teatro o visitare un museo? «Non solo aiuterebbe lo studio ma aumenterebbe anche la coesione familiare. E stare in famiglia è uno degli aspetti più importanti delle vacanze» dice Clifford. Lo stesso vale ancor più in occasione di unsoggiorno, in Italia o all’estero: non ha senso stare sui libri quando il viaggio è sempre apprendimento.
  6. L’apprendimento non è solo carta e matita e gli studenti possono imparare di più osservando il mondo reale. Gli insegnanti dovrebbero stimolare gli studenti a fare attività diverse, come cucinare con i genitori o osservare il lavoro degli adulti, magari andando a lavoro con mamma e papà. «Potrebbero essere illuminati sulla strada da seguire in futuro».
  7. Le vacanze sono il momento migliore per fare sport e coltivare le amicizie. Sei compagni di classe sono liberi dai compiti, possono giocare insieme fuori dalla scuola e conoscersi meglio.
  8. Coinvolgere i genitori, chiedendo la loro opinione sui compiti a casa (sono troppi? Sono interessanti per i ragazzi?). Gli insegnanti  dovrebbero poi mandare una lettera alle famiglie per spiegare la propria scelta finale, invitandoli  comunque a godersi il tempo con i propri figli.
  9. Trasformare i compiti in un  «progetto aperto» per il credito supplementare . Gli studenti potrebbero approfondire qualche materia o tema che più gli interessa. Prima delle vacanze, in classe, si potrebbe parlare di temi o fornire libri agli studenti. «Quando c’è un interesse, quando studiare è anche appagante e divertente, il risultato è garantito».
  10. Esortare i ragazzi a fare volontariato durantele vacanze. Gli studenti potrebbero impegnarsi in una mensa locale o fare un altro servizio alla comunità. «Questa è una grande alternativa ai compiti a casa, soprattutto per questa generazione che dimostra alti valori di partecipazione civica» conclude Clifford.

Basta compiti a casa
Fanno male ai bambini
e creano disparità


Arrivata in Italia quattro anni fa, quando ne aveva appena otto, Bianca venne iscritta direttamente al terzo anno della scuola primaria. La Maestra Fabrizia non si perse d’animo e sparse nella classe dei post-it in cui i nomi di ogni oggetto erano scritti nelle due lingue, italiano e albanese. L’espediente accrebbe l’attesa nei confronti della nuova compagna e aiutò i ragazzi ad accoglierla con curiosità ed entusiasmo.
Bianca si rivelò una studentessa attenta e una vivace compagna di giochi, inserendosi nel gruppo-classe in tempi rapidissimi. Alla fine del’anno scolastico era come se la bambina ci fosse sempre stata. L’anno successivo mia figlia Lara cambiò scuola e io persi di vista la ragazzina.
Arrivate alle scuole medie, Lara e Bianca si sono ritrovate nuovamente in classe insieme. Studentesse brillanti durante gli anni della scuola primaria, l’inevitabile cambio di passo del nuovo ciclo di studi ha colto impreparate le due ragazze che ora arrancano a fatica tra compiti, verifiche a pioggia e qualche clamorosa insufficienza . «Guarda che è normale» ho tentato di rassicurare la mamma di Bianca, incontrata durante i colloqui «Ci sono già passata con la prima figlia. Per quanto i ragazzi siano stati abituati a studiare in autonomia, le scuole medie sono un salto nel vuoto».
Ma la signora ha scosso la testa «C’è molto più di questo» ha spiegato in un italiano ancora stentato. Pare che Bianca faccia molta fatica a seguire la mole di compiti assegnata alla classe. I suoi genitori non sono in grado di aiutarla, lei non porta a termine i lavori e i professori l’hanno già inserita nel gruppo degli studenti che non si impegnano. Ogni giorno che passa Bianca perde terreno, rimane indietro. Nelle prime settimane la ragazzina è stata aiutata dai compagni di classe ma ora questi non possono più, devono studiare a loro volta, al punto che quasi tutte le attività extrascolastiche sono state eliminate.
L’impatto con le scuole medie, nella classe di Lara, è stato brutale per tutti: le prime insufficienze hanno svegliato i ragazzi dal clima ovattato della primaria e tra i ragazzi si è instaurato un clima di competizione dove i voti vengono confrontati e chi li ha bassi viene guardato con sufficienza.
Bianca, con le sue difficoltà, è percepita come una zavorra: non viene più invitata a studiare assieme agli altri ed è sempre meno presente alle attività extrascolastiche. «A breve inizieranno le lezioni di recupero» dice la mamma di Bianca «ma mia figlia intanto è stata relegata ai margini. Per noi è un po’ come ritrovarsi di nuovo stranieri, dopo tutti questi anni»
Io, ammetto, trovo esagerata la mole di compiti assegnata giornalmente. Controproducente, anche: durante gli anni di scuola media della figlia maggiore ho visto ragazzi abbandonare promettenti carriere agonistiche, ridurre le attività sportive e famiglie rimanere in ostaggio dei compiti assegnati per il fine settimana. I compiti pomeridiani – soprattutto la loro quantità – facevano si che le giornate ruotassero attorno ad essi, eliminando quanto poteva essere di intralcio al loro svolgimento. Una vita organizzata per sottrazione, dunque una vita più povera. Ma tra tutti gli aspetti negativi che riconoscevo all’eccesso di compiti non ero ancora arrivata a pensare che potessero diventare un elemento di disgregazione sociale e vanificare il lavoro paziente di tante Maestre Fabrizie. Così ho consultato il mio dirigente scolastico e pedagogo preferito: Maurizio Parodi, autore di saggi dal titolo esemplificativo: Basta compiti! Non è così che si impara (ed. Sonda, 2012) eGli adulti sono bambini andati a male (ed. Sonda, 2013).
Si può affermare che i compiti a casa emarginino i ragazzi di classi svantaggiate?
«Credo proprio di di si» ha risposto Maurizio Parodi «I ragazzi con famiglie culturalmente attrezzate possono affrontare l’impegno domestico con serenità, ma per chi non trova sostegno nelle figure parentali – e magari ne debba subire la latitanza – le difficoltà derivanti dallo svolgimento dei compiti assumono ben altra consistenza. La fatica che questi ragazzi impiegano nello svolgimento dei compiti è talvolta incomprensibile alle stesse famiglie, spesso frustrante e dolorosa. Gli studenti che non hanno particolari difficoltà e che svolgono regolarmente i compiti loro assegnati vengono premiati dalla scuola mentre quelli che hanno problemi personali o familiari – che non fanno i compiti, li sbagliano, li fanno male – indispongono i docenti che perciò li biasimano e redarguiscono. Eppure sono proprio questi i ragazzi che avrebbero più bisogno della scuola e che potrebbero trovare in questa un’opportunità di affermazione, affrancamento e promozione»
Quale potrebbe essere un’alternativa ai compiti a casa, quindi?
«Girando in Internet ho trovato una risposta. A darla, lo stesso Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: meno compiti, più letture. “Non oberare gli studenti di lavoro con compiti che diventano dei veri e propri fardelli per loro e per i genitori” – ha dichiarato il Ministro – “ma sostituire con i libri, cibo per la mente, strumenti di crescita divertenti ed appassionanti”».
Ma Maurtizio Parodi è anche più tranchant di così: «Semplicemente non vanno dati, perché discriminanti e anche perché indiscriminati». E io non ho niente altro da aggiungere.