lunedì 4 ottobre 2010




DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO: DISLESSIA, DISCALCULIA, DISORTOGRAFIA E DISGRAFIA.
E’ stata approvata in data 29 settembre 2010 dalla VII Commissione Permanente del Senato della Repubblica la legge che riconosce i disturbi specifici dell’apprendimento e ne delinea le caratteristiche .

L’iter normativo e’ stato molto lungo, ma finalmente ai 350.000 studenti con DSA e’ riconosciuto il diritto allo studio e l’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi che agevolino le loro difficolta’ .

Dice il Presidente AGIAD Ivana Pozzessere : “ L’Associazione che ho l’onore di rappresentare ha seguito con particolare trepidazione l’iter della legge in tema di DSA, di recente approvata in data 29 settembre 2010 dalla VII Commissione Permanente del Senato della Repubblica.
Benché l ’Associazione tutta non possa non felicitarsi per la positiva conclusione dell’iter parlamentare del ddl in materia di DSA, restano numerosi i punti critici che i portatori di DSA e le loro famiglie devono fronteggiare tutti i giorni, con la burocrazia scolastica, la pubblica amministrazione locale e centrale, e con le strutture sanitarie competenti in tema di DSA.

La legge, tolte le definizioni di rito di cui all’art. 1, suscita nel lettore avveduto e competente per ragioni istituzionali, professionali, personali, le prime perplessità sin già dalla lettura e dall’esame dell’art. 2 (“Finalità”).
Il comma unico dell’art. testé citato parla alla lettera b) delle “misure didattiche di supporto” che (e qui parlo anche sulla base della mia personale esperienza non solo istituzionale, ma anche genitoriale) sono continuamente disattese dal personale scolastico “dirigenziale e docente” che, di volta in volta, alle richieste provenienti dai genitori in questo senso, oppone costantemente un atteggiamento che, nella migliore delle ipotesi, si può definire indifferenza e, nella peggiore, arroganza.
La lettura della lettera c) dell’art. 2 “ridurre i disagi relazionali ed emozionali”, basta da sola a dare un’idea della cesura che si determina tra quello che nella pratica tutti i giorni avviene e quello che la legge prevede.
L’articolo 3 stabilisce al comma primo solamente come ipotesi eventuale –e nell’unico caso in cui “le Regioni nel cui territorio non sia possibile effettuare la diagnosi [di DSA] nell’ambito dei trattamenti specialistici erogati dal SSN (…)”- la possibilità di prevedere “nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili nella legislazione vigente che la medesima diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate”.

Il testo di una legge è il punto di arrivo di un dibattito parlamentare che, talora, per eccessiva volontà di “composizione mediatoria” rende il testo di una legge di difficile interpretazione o, come avviene nel testo appena citato, di impossibile attuazione.
Il timore che la diagnosi di DSA sia completata a anno scolastico ormai concluso o che addirittura preveda tempi ancor più lunghi, è più che fondato.
L’art. 5 (“Misure educative e didattiche di supporto”) stabilisce al comma secondo lettera c) relativamente “all’insegnamento delle lingue straniere” l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la “comunicazione verbale” e assicurino “ritmi graduali di apprendimento”, prevedendo altresì, ove risulti utile la possibilità dell’esonero.
Non si può pero trascurare che anche in presenza di attestazioni rilasciate da medici neuropsichiatri infantili recanti un parere sfavorevole all’insegnamento della seconda lingua straniera, tali attestazioni sono state respinte al mittente restando al capo dell’istituto il diritto finale ultimo a decidere in proposito.
L’art. 6 (“Misure per i familiari”) lascia, poi, perplessi e amareggiati per una pluralità di motivi.
In primo luogo, la formulazione dell’articolo non tiene in nessun conto la trasformazione della società e della famiglia che, accanto ai genitori “biologici”, vede sempre più importanti comparire i cosiddetti “terzi genitori”.
In secondo luogo, l’idea del parente di “primo grado” non ha alcun senso per quei ragazzi che, ad esempio, per ragioni di lavoro dei propri genitori si trovino a convivere con i nonni o con gli zii.
In terzo luogo, il rinvio alle previsioni già fatte dai CCNL lascia alla mera casualità (l’appartenenza o meno a un comparto “previdente” o meno) il recepimento di una norma che avrebbe ben dovuto e potuto avere un potere imperativo.
Nulla si dice poi circa i controlli e circa la spesa economica che attualmente è tutta a carico della famiglia.
Una legge che nulla preveda in merito ai controlli, rischia di restare lettera morta.
Un primo passo è stato fatto. Ma il cammino è ancora molto lungo e il contributo dell’AGIAD e dei Suoi Associati sarà certo importante e significativo perché alla legge (non ancora tecnicamente venuta ad esistenza fino alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale) possa presto rimettersi mano per integrarla in quei punti dove la presenza del Legislatore dovrà maggiormente far sentire il suo intervento (in certi casi per ora solo sottinteso).”


Agiad ha quindi evidenziato alcuni punti della legge approvata che, a suo avviso, andrebbero rivisti, alla luce delle reali necessita’ che i nostri ragazzi e le famiglie affrontano e riscontrano nel quotidiano.

Ha ritenuto quindi opportuno, in questa fase di definizione e perfezionamento, poter riferire il suo seppur piccolo punto di vista alla Senatrice Vittoria Franco.
(TROVATE SUL SITO LA LETTERA APERTTA ALLA SENATRICE )

Agiad ritiene anche utile aprire uno spazio di confronto e di raccolta commenti inerenti il testo di legge approvato, cosi da poter fare da portavoce delle necessita’ e delle esperienze di ogni famiglia, ogni genitore che vive quotidianamente, sulla propria pelle e sulla pelle del proprio figlio, il mancato riconoscimento dei propri diritti.

Invitiamo quindi tutti a partecipare ai nostri sondaggi:
http://www.surveymonkey.com/s/3558WYK
inerente gli articoli della legge approvata

http://www.agiad.it/
sulla nostra home page trovate il logo su cui cliccare per paretecipare al sondaggio inerente i tempi impiegati per avere una diagnosi nei centri del Sistema Sanitario Nazionale e nei centri privati

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