giovedì 29 luglio 2010

film: Nat e il segreto di Eleonora


La trama: "Nat riceve in dono una biblioteca e tutti i libri che questa contiene... un'eredità davvero bizzarra lasciatagli da sua zia Eleonora! In effetti, ogni opera è un pezzo originale, e la notte, gli eroi della letteratura per bambini escono dai loro libri... Nat cominca a fare la conoscenza e si vede designato a succedere alla sua antenata: dovrà proteggerli. Se, per disgrazia, dovessero lasciare quella biblioteca, le loro storeie verrebbero dimenticate per sempre e perfino loro sparirebbero... Ed è... [continua a leggere] proprio quando i suoi genitori decidono di vedere i libri, che l'avventura comincia! Nat, accidentalmente ridotto alla stessa dimensione dei piccoli eroi, farà tutto il possibile per salvare i suoi amici e le loro storie. Alice, Gulliver, Cappuccetto Rosso... saranno loro ad aiutarlo a portare a buon fine questa missione"

Nat e il segreto di Eleonora - Recensione

La fantasia è una specie in via d’estinzione. La gravità di una condizione incline all’oblio delle storie, è che tendenzialmente sono proprio i bambini ad aver smesso di alimentare quei racconti che Hans Christian Andersen, Charles Perrault e i fratelli Grimm, ci hanno lasciato in eredità. Non è questo il luogo per disquisire di tale allarmante verità… Ma ecco perché quando dalla Francia, con il considerevole contributo dell’animazione italiana targata Lanterna Magica (“La Gabbianella e il Gatto” 1998), ci viene concesso un microcosmo in cui rivivono quei personaggi tanto familiari, le nostre speranze rincominciano ad essere alimentate. Presentato in concorso al Festival del Cinema di Roma 2009 nella sezione Alice nella città, “Nat e il segreto di Eleonora”, è un gioiellino dell’illustrazione, e volutamente usiamo questo termine al posto di animazione. Si, perché proprio in questa scelta stilistica un po’ retrò, ma deliziosa, che si allontana dalle più innovative tecniche Pixar e Dreamworks, sta la differenza sostanziale di un film d’animazione sofisticato ed intelligente, che coniuga la volontà di raccontare quella perdita del valore che la fantasia ha sempre avuto nell’immaginario collettivo, con una visione più spensierata di tale “abominio”. Nat, un ragazzino con enormi difficoltà di lettura (si legga tra le righe lo spauracchio della dislessia), riceve dalla defunta zia Eleonora un’importante quanto impegnativo incarico: “proteggere” i libri che sono contenuti nella sua biblioteca, salvaguardandone i personaggi che popolano i manoscritti. Se, per disgrazia, dovessero lasciare quella biblioteca, le loro storie, ed essi stessi, verrebbero dimenticati per sempre. Ed è proprio quando i suoi genitori decidono di vendere i libri, che Nat farà tutto il possibile per salvare i suoi amici e le loro storie. Alice, Gulliver, Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata, l’Orco cattivo, saranno proprio loro ad aiutarlo a portare a termine questa delicata missione. Rebecca Daumetrer, illustratrice raffinata di libri per bambini, e il regista Dominique Monféry, (nomination per il Miglior Cortometraggio di Animazione agli Oscar nel 2004 con “Destino”), hanno saputo affrontare un tema molto caro alla letteratura, come quello dell’allontanamento dalla fantasia e del bagaglio umano che porta con sé, miscelando sapientemente il terrore per una simile catastrofe, e l’ironia moderna, fuori dalle immacolate visioni utopistiche disneyane. Un film per continuare a credere che l’immaginazione sia il porto sicuro nel quale rifugiarsi…

Serena Guidoni da:www.ecodelcinema.com

Il genio dei dislessici: Carlo Sampietro racconta la sua creativita' che e' diventata un lavoro

Il laghée che insegna
l'arte del riciclo agli Usa


attenzione alla dimensione visuale. Io non ho mai letto, non ho mai scritto, so quattro lingue e nemmeno una benissimo, sono pure dislessico, cosa posso fare se non guardare, memorizzare e guardando creare?"




«Fa bene a stare a Menaggio chi non si è mai allontanato da lì, garantisce la tradizione e fa conoscere Como al mondo. Ma fa male chi guarda fuori dal paese e poi resta dentro, chi non ha coraggio. Questo è il male dell'Italia».
Tranciante? Abbastanza. È Carlo Sampietro, 36 anni, designer e pubblicitario, dal 2004 a New York, nato a Menaggio, un'esperienza da volontario nella comunità di Chaca in Perù e in Italia con l'associazione Operazione Mato Grosso. Del lavoro di Carlo parla più il resto del mondo che l'Italia. Elencheremo anche alcune delle cose che ha fatto fino all'anno scorso, ma quella più strana, che piace a New York, è il suo streetproject, "The street is in the house". Un progetto che fa rivivere gli arredi stradali abbandonati di New York, trasformandoli in oggetti di design. Le transenne di legno della polizia diventano un tavolo, i distributori dei quotidiani acquari e lavastoviglie, i bussolotti di gomma delle corsie stradali poltrone. Non basta? Le insegne dei taxi si trasformano in radio-lampade, i cassonetti in erbari. E poi, beh, nell'era di internet, per favore, fatevi un giro sul sito di Sampietro carlosnewyork.com e, come dice Sampietro «attenzione alla dimensione visuale. Io non ho mai letto, non ho mai scritto, so quattro lingue e nemmeno una benissimo, sono pure dislessico, cosa posso fare se non guardare, memorizzare e guardando creare?».
Menaggio-New York, solo andata. Il lago non ispirava?
No, non potevo restare a Menaggio. Viaggio da quando avevo 14 anni, e dovevo andarmene perché in Italia in pubblicità si pensa a vender un prodotto mentre a New York si costruisce il brand, un'immagine, ed è per quello che alcuni prodotti sfondano e altri no.
Da pubblicitario a designer, qual è la meta del suo lavoro?
Ho lasciato Menaggio quando ho vinto la green card, ma ho sempre viaggiato per due mesi l'anno, ho visto 54 Paesi, e ho immaganizzato in testa tutto ciò che ho osservato. Per tredici anni ho lavorato in pubblicità, dopo aver studiato da perito grafico. Nel '96 ho finito le scuole e nello stesso anno cominciato come assistente a Milano in un'agenzia di pubblicità. Dopo due anni sono andato a Londra, per otto mesi, senza successo, ma ho imparato l'inglese che mi è servito per avanzare di carriera in Italia. Fino al 2004 ho lavorato come art director alla Leo Burnett a Milano e con Simone Nobili ho vinto anche il Clear Award, riservato ai dieci giovani pubblicitari più promettenti nel mondo. Poi New York. Ci ero andato nel 2001 e mi era piaciuta moltissimo, così ho provato a vincere la green card, ci sono riuscito subito e senza casa e lavoro, con l'aiuto della mia agenzia, sono venuto a New York.
E ha smesso di viaggiare?
No, dopo mesi senza lavoro, sono stato assunto in un'agenzia internazionale e fino al 2009 ero direttore creativo della Bai/Twba di Londra, andavo là una volta al mese, inoltre la mia ex ragazza è brasiliana... vivevo in aereo! Facevo riunioni tra Londra e Chicago, è stata una grande esperienza un po' meno creativa e un po' più politica, più di responsabilità.
Da New York come vede l'Italia? Pregi e difetti?
Stando in Italia quello che sto facendo non l'avrei potuto fare nè potrei tornare e cercare di fare. Il mercato non è pronto, è più lento della tecnologia e si resta indietro. Un esempio: i taxi. Da Malpensa a Milano costa una follia rispetto a New York. In Italia non capiscono che rendendo i taxi economici si limiterebbe traffico e smog, fanno strade nuove mentre qui al posto delle corsie mettono piste ciclabili potenziando i trasporti pubblici.
Ma... non salva niente dell'Italia e di Menaggio?
Salvo le radici, la cosa più importante. Non sarei quello che sono se non fossi cresciuto a Menaggio. La differenza tra Italia e Usa sta nella "coltivazione" delle persone, a Menaggio il seme viene inaffiato nel campo, a New York cresce in fialetta. È diverso. A Menaggio ho imparato a riconoscere i profumi, i sapori che qui a New York non si sentono. La mia ricerca creativa è frutto di un modo speciale in cui sono cresciuto. Per gli americani il valore della famiglia non è un fatto naturale, per me sì. Il mio asilo aveva un prato enorme sul lago, qui se va bene un bambino all'asilo ha il prato sintetico. Qui la città corre e non si ferma davanti a niente. Per fare domanda d'iscrizione a un kindergarden ci vogliono ventimila dollari e non è detto che poi ti scelgano. Gli americani sono molto specializzati, ma poco flessibili. Qui ognuno fa benissimo il suo lavoro, ma non sa farne un altro.
Lei ha famiglia e figli?
No, ma la mamma dei miei figli dovrebbe essere latina o africana, americana no. Chissà, forse New York non è il posto adatto per crescere un bambino.
La sua creatività ha conquistato New York, da quanto tempo lavora al suo progetto?
La mia ricerca nasce dal fatto che mi hanno cresciuto spiegandomi che le cose si aggiustano, non si buttano. Qui buttano tutto e questo mi disgusta. Ho presentato il mio progetto di recupero degli oggetti urbani a metà maggio 2010, ma ci lavoro dall'agosto 2009.
Dove ha esposto le sue creazioni? Le porterà in Italia?
Il grande debutto è stato all'Icss, equivalente newyorkese del Salone del Mobile di Milano, poi ho affittato una galleria qui a New York. Ho già avuto cento pubblicazioni, anche su El Pais e grosse riviste di design e habitat di tutto il mondo, ma non ho avuto tempo di contattare esposizioni italiane; lo farò magari a Roma e a Milano.
Quali delle sue creazioni ama di più?
Tante, il tavolo fatto con le barriere della Polizia che sbarrano, ma diventando tavolo uniscono, la lavastoviglie e l'acquario nel cassonetto. Trasformo tutto ciò che le strade di New York accantonano.
Chi sono i suoi clienti?
Boutique di moda, alberghi, collezionisti. Per ora non ho clienti italiani, ma un buon ordine me l'hanno fatto da Vienna.
Finora, cosa le ha insegnato New York?
A non mollare mai.

Carla Colmegna

fonte:www.laprovinciadicomo.it

venerdì 9 luglio 2010

17 Luglio in prima serata su Rai 1 il film in prima visione “STELLE SULLA TERRA” (Titolo originale Taare zameen par)
Un bellissimo film indiano sulla dislessia.


Taare Zameen Par è la storia di un bambino dislessico. Il che non riesce a studiare, riceve brutti voti a scuola e non è molto coordinato. E’, però, un bambino dotato di un talento straordinario per la pittura e il disegno, E’ un bambino come molti altri , pieno di gioia di vivere ma viene continuamente preso in giro dai maestri e da altri bambini. A casa il suo padre ossessionato dalla carriera e dal successo, è orgoglioso del primogenito Yohan che , al contrario, prende buoni voti ed è un bravo atleta.
Esasperato da continue lamentele dei vicini e degli insegnanti, il padre decide di mandare Ishaan al collegio, con l’idea che Ishaan ha bisogno di un po’ di disciplina. Ishaan non vuole andare via da casa ma non può fare niente. In collegio, la disciplina non manca e gli insegnanti pensano che Ishaan sia un bambino con scarsa intelligenza e ancora meno voglia di studiare. Ishaan si isola e si chiude in se stesso.
Quando l’insegnante di arte del collegio è ammalato e arriva un nuovo insegnante, quest’ultimo si accorge della profonda infelicità di Ishaan e che il bambino rischia di cadere in un baratro dal quale farà fatica a uscirne vivo.
L’insegnante capisce che Ishaan è dislessico, quindi decide di andare a parlare con la famiglia e di spiegare anche in classe cos’è la dislessia. Parla di tante persone famose, ma dislessiche, le quali sono riuscite nella vita. Confessa che anche lui da bambino era dislessico. Poco alla volta la vita di Ishaan cambia e lui riscopre i colori e la gioia di vivere.

giovedì 8 luglio 2010

Sondaggio sulle tempistiche dei tempi di attesa per avere una diagnosi


SONDAGGIO DIAGNOSI E SCUOLA

Il sondaggio si trova sulla Home page del nostro portale http://www.agiad.it/



Obbiettivo :

-Fare una mappatura nazionale e regionale per quantificare la media dei tempi di attesa per ricevere una diagnosi a fronte di un sospetto DSA, nelle strutture pubbliche e private.

-Stilare una classifica per capire se a fronte della diagnosi la scuola risponde in maniera adeguata



Come poter partecipare:

- entrare nel sito http://www.agiad.it/

-cliccare sull'icona a destra SONDAGGIO

-compilare il form in tutti i suoi punti

-cliccare sul tastino in fondo INVIA



I dati richiesti servono per l’indagine statistica e in nessun modo verranno mai visualizzati i proprietari dei dati stessi.

Tutti i dati richiesti sono obbligatori tranne “LA CLASSE” qualora si sia risposto “no” alla domanda precedente “il figlio è mai stato bocciato” .

Se un genitore ha più figli con DSA deve rispondere al questionario tante volte quanti figli ha fatto diagnosticare. Se un genitore ha in mano 2 diverse diagnosi , una pubblica e una privata, può/deve inserire entrambe le tempistiche.

martedì 6 luglio 2010

Agiad sostiene il Progetto Harambee Etiopia

Buon giorno a tutti!
Come avete potuto vedere dal nostro portale, A.G.I.A.D. ha deciso di dare un piccolo sostegno al "progetto Internazionale Campo di Agosto in Etiopia" della Fondazione Brownsea ONLUS
Tra le attivita' ed i progetti i volontari dovranno ampliare il materiale didattico per la scuola materna e fare un'indagine sulla situazione scolastica.
Cosi' abbiamo pensato che in questo periodo che precede l'inizio di un nuovo anno scolastico, dove tutti siamo impegnati all'acquisto di matite, astucci, colori per i nostri figli, sarebbe stata un'ottima occasione per destinare uno di questi oggetti a bambini molto meno fortunati dei nostri.
Sul sito http://www.agiad.it/ trovate tutte le modalita' per partecipare.
Abbiamo il piacere di inserire qui il commento a questa iniziativa della responsabile Harambee Etiopia, la signora Alessandra Carelli:
" Carissimi amici di AGIAD,
i ringraziamenti più sinceri a nome di tutta la staff italo/etiope del progetto e di tutti i volontari e complimenti per il bel lavoro fatto con un semplice volantino!

Anche il nostro lavoro è solo una goccia nel mare, che cerchiamo di non far mancare grazie all'aiuto e al sostegno di tanti amici come voi.

Tanti auguri per il vostro lavoro,
a presto
Alessandra Carelli
Responsabile Harambee Etiopia "


Un grazie a tutti coloro che offriranno il loro piccolo ma importante aiuto al progetto Harambee.

Insieme,
tante piccole gocce,
formano l'oceano!











venerdì 2 luglio 2010

Fabrizio e la sua esperienza di "organizzazione allo studio"









"Fabrizio, un ragazzo dislessico che adora e odia la sua dislessia."

Fabrizio Ciciulla , un ragazzo dislessico di 23 anni, termina cosi' il suo scritto.
Noi vorremmo aggiungere che e' un ragazzo che ha trovato forza nelle sue potenzialita', ha superato le sue difficolta' e adesso dedica la sua esperienza a tutti noi, a tutti voi ragazzi, perche' "essere dislessici non deve essere un limite!"
Ci parla oggi della strategia che ha trovato per organizzare lo studio e la vita quotidiana con un mezzo tecnologico: Il Palmare.




La Dislessia e il Diario Scolastico
il Diario Scolastico, per noi dislessici, è uno strumento fondamentale per l'organizzazione dello studio. Sono partito da questa riflessione e ho deciso di spiegare la mia esperienza,
maturata negli anni.

Io ho provato svariati sistemi: dal diario normale al quaderno, dal quaderno diviso per giorno all'agenda settimanale, e tantissime altre cose.
Fino a che, in terza superiore, ho cominciato ad usare un PDA, più comunemente chiamato Palmare.
Con il palmare ho trovato la soluzione ha tantissimi dei miei problemi dovuti alla dislessia. Avendo problemi di organizzazione, essendo disordinato e disgrafico, le mie agende erano un campo di battaglia e non assolvevano il loro ruolo; a differenza del palmare
che, essendo un mini-computer, mi dà la possibilità di scrivere con una tastiera che mi
facilita riguardo alla disgrafia.
Chiaramente, essendo uno strumento informatico, ha una flessibilità molto elevata: ad
esempio non solo mi consente di scrivere i compiti per casa e le verifiche scritte o orali in
un apposito formulario onde evitare sbagli, ma mi ricorda anche di portare le scarpe per le
due ore di educazione fisica o di restituire il libri alla biblioteca, e continua a ricordamelo
fino a che non lo ho fatto.Nello stesso tempo mi permette di mantenere tutto sotto
controllo.
Per esempio, quando scrivo le pagine da studiare di una certa materia: se nel
giorno selezionato la materia non è prevista me lo segnala, proponendomi i giorni in cui
invece è in programma, cosi da evitare problemi come verifiche non preparate o compiti
non svolti. Oppure, se voglio, posso confermare il giorno selezionato.
Una delle funzioni più importanti per i genitori è sicuramente la sincronizzazione. La
funzione di sincronizzazione permette di fare una copia del contenuto del palmare sul
computer di casa. E’ utile soprattutto per chi mi aiuta: permette di avere il mio diario
scolastico sempre aggiornato e a disposizione con i compiti da svolgere a casa, le
verifiche e soprattutto le registrazioni di lezioni in formato mp3, cosi da poter programmare
in anticipo il lavoro da fare.
Questa funzione è anche disponibile tra due computer: ad esempio tra quello di casa e il
portatile di scuola.
Altre funzioni che vi illustro in poche parole,
- La registrazione di audio in file mp3 su schede di memoria tipo SD (come quella della
fotocamera digitale), che si possono sostituire facilmente in caso di memoria piena.
- Un editor di testi simile a Microsoft Word semplificato, ma comunque completo di
correttore ortografico e grammaticale, molto utile per prendere appunti al volo.
- Una fotocamera utile per prendere foto della lavagna (questa pratica deve essere
concordata con l’insegnante.
Esistono ancora tante altre utilità che non ho illustrato.
Con tutto questo, chiaramente, il palmare non può e non deve sostituire l'insegnante di
sostegno o il computer in classe, ma può essere un’efficace integrazione e un aiuto per
l'organizzazione della vita scolastica.
L'unico tasto dolente è il prezzo.(...)

Ma bisogna tener conto del fatto che, una volta comprato, può durare per tutto il percorso
scolastico obbligatorio e anche oltre: nel mio caso, lo uso ancora all'università. In questo
modo si risparmia sull'acquisto dei diario durante gli anni.
Oppure, si può prendere in leasing da un gestore di telefonia mobile, ovviamente abbinato
ad un abbonamento telefonico.
Tutto quel che ho illustrato in questo articolo è valido solo per un palmare che usi come
sistema operativo Windows Mobile , qualunque sia la versione. Si può utilizzare anche
l'iPod Touch della Apple, ma con qualche utilità in meno, come la sincronizzazione e la
registrazione dell'audio che non funzionano entrambe.
Io ho riportato qui la mia esperienza scolastica: a voi valutare se vi può essere utile o no, o
semplicemente può offrirvi degli spunti.
"Fabrizio, un ragazzo dislessico che adora e odia la sua dislessia."