mercoledì 17 marzo 2010

"Ragazzo distratto e svogliato? Forse solo dislessico" Avv. Maria Teresa De Scianni


Avv. Maria Teresa de Scianni SCRIVE SU SALERNO.IT

(Pres. Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia
Avvocati di Famiglia – Sez. di Salerno)

Sono ragazzi invisibili, o quando va meglio “fastidiosi”!!! si distraggono, non ascoltano, non riescono a ripetere fluidamente e con terminologia appropriata quanto hanno ascoltato quando hanno seguito una lezione interessante! Non parliamo della difficoltà di ripetere ciò che non interessa!!!Diceva Aristotele che il cervello del fanciullo appena nato è una tabula rasa, come una tavolozza di cera sulla quale si imprimono indelebilmente tutte le emozioni, le esperienze e le conoscenze che di giorno in giorno vive e recepisce.
La tavolozza sulla quale si imprimono le sensazioni e i messaggi che vengono dati ad un bambino dislessico, in una piccola parte del cervello, è come fatta di sabbia… sulla quale si scrivono le parole, “i messaggi” ma immediatamente scompaiono all’arrivo di un’onda che cancella ciò che era stato scritto ecco perché non riescono a seguire a lungo un discorso troppo articolato, ecco perché si distraggono, perché è umanamente impossibile ascoltare e capire se non si ricorda ciò che è stato detto prima è come sentire un’audiocassetta rovinata, dove mancano intere frasi, interi periodi sfido chiunque a capire, benché persona intelligente!!!Chi di noi è capace di ascoltare e capire un discorso di un giapponese se non chi ha studiato “il giapponese”?Eppure ad un bambino dislessico si chiede di ascoltare, di sforzarsi di seguire e stare attenti, ma come si fa a stare attenti se non si riesce a seguire ciò che dice la maestra?Impropriamente si ritiene che il dislessico sia colui che inverte le vocali o non riconosce le consonanti e le confonde sì, indubbiamente è anche questo, ma non solo! Esistono forme di dislessia meno evidenti, potremmo dire “border line” in cui il bambino non ha una forma grave di “disturbo dell’apprendimento” come viene definita la dislessia, ma è tale da non riuscire comunque a vivere la realtà e la quotidianità scolastica come gli altri bambini. Qual è la reazione comune e più scontata in questo bambino: isolarsi dal contesto, rifugiarsi in un proprio mondo, nel quale nessuno gli chiede di “capire” e di “ascoltare” una lingua sconosciuta, un discorso incomprensibile ma un mondo fatto, piuttosto, di personaggi a lui più familiari e più “amici i personaggi del suo immaginario, dei suoi fumetti preferiti con i quali interagisce in una sorta di “fumetto mimato” dove lui è il protagonista e dove parla e ascolta una lingua familiare!Ecco che si mette a giocare con una penna, che in quel momento è diventata un aeroplano o con una gomma che è una macchinina da corsa che fa scorrere su un righello la pista! “Perché non ascolti?” gli si chiede, una volta, due volte, tre volte e lui sempre, ogni volta, fissa sgomento la maestra con gli occhioni pieni di lacrime perché non sa “il perché” gli succede questo, sa soltanto che non essendo in grado di capire quello che lei stava spiegando improvvisamente ha avuto paura e si è rifugiato nella fantasia di un mondo esclusivo che lo protegge in quanto lo fa sentire “protagonista della sua vita” e non “interlocutore assente”!!!E’ così che quel bambino si sentirà inadeguato, incapace, quasi “colpevole” per non essere riuscito a fare e a dare alla maestra quello che lei chiede e la maestra ne ha parlato con la mamma e la mamma lo ha rimproverato, a sua volta, perché invece di ascoltare, lui, in classe, si distrae e “dà fastidio”!!!Se solo fossimo capaci di leggere oltre l’apparenza, se fossimo capaci di chiederci perché un bambino normodotato, intelligente ed educato non ha anche la “volontà di ascoltare” e di fare ciò che gli si chied.Se solo fossimo in grado di capire che quel suo “fare il buffoncello” è solo una richiesta di aiuto, è un modo per sentire che esiste e che anche lui sa fare qualcosa, che anche lui ha successo “in qualcosa” come gli altri bambini.La scuola e la società non sono preparate rispetto al problema “dislessia”, ci sono ancora troppi errori di valutazione e troppa superficialità ma , ciò che è peggio, c’è ancora troppa poca volontà e senso di responsabilità! Eppure se ricordassimo che molti “grandi” della storia erano “dislessici”.Leonardo Da Vinci, Albert Einstein, Walt Disney così come uomini e donne di successo benché meno importanti. Woopy Golberg, Robin Williams, Mel Gibson, Tom Cruise e tanti altri che hanno saputo dimostrare al mondo che non bisogna necessariamente saper leggere e scrivere come fanno tutti… per imparare a leggere e scrivere!!! Che l’uomo ha tali capacità compensative che può riuscire, se aiutato a riconoscere il problema, a superarlo e vincerlo perché vincerlo si può, basta dare fiducia e trovare la soluzione, il famoso percorso alternativo!!! Chi ripaga di tanta frustrazione e di tutto il senso di inadeguatezza ed incapacità che pervade la mente e il cuore di un bambino dislessico?Chi potrà mai capire fino in fondo quali solchi profondi nel suo animo abbiano tracciato i continui rimproveri perché non è stato capace, perché non ha avuto volontà di ascoltare, mentre quel bambino la volontà ce l’ha messa proprio tutta!!!Naturalmente tutto ciò si traduce molto spesso in grandi complessi, in una forte condizione di bassa autostima che porta il dislessico a rinunciare al tentativo di fare qualcosa, un gioco con altri bambini… monopoli o il paroliere… perché gli toccherà leggere o ascoltare parole che non hanno, per lui, un suono ed un significato conosciuto, non sono comprensibili e allora bisognerà dire “non ho capito” e ci sarà sempre qualcuno che gli dirà “ma com’è possibile che non sai cosa vuol dire” ma allora sei “scemo” o, nella migliore delle ipotesi, “ma con te non si può giocare non sei capace nemmeno di leggere!!!” Chi aiuterà quel bambino???A volte c’è una famiglia, una madre o un padre attenti, che intuiscono qualcosa e chiedono aiuto, ma è dura!! È come lottare contro i mulini a vento o come tentare di sfondare un muro di gomma tutto è rispedito al mittente!!!Facciamo qualcosa per aiutare i nostri ragazzi! Sono intelligenti come e, molto spesso più degli altri, ma se li abbandoniamo o se ci limitiamo ad aspettare che “gli altri ci aiutino a riconoscere e risolvere il problema” è una battaglia persa in partenza e avremo soltanto contribuito a dare ai nostri figli la netta sensazione di non essere adeguati a questa società, di non essere “all’altezza” delle aspettative comuni e li avremo aiutati a sentirsi emarginati, falliti, frustrati. Non è difficile intuire cosa può diventare un ragazzo che non crede in sé stesso, cosa può scaturire da tali considerazioni di sé, noia, abbandono, demotivazione in ogni attività intrapresa, se non proprio violenza, reazione a tutto ciò e contro tutti coloro che non lo capiscono e non avvertono il suo disagio e non riconoscono in lui il suo potenziale potrebbe essere uno scienziato, un inventore, un astronauta… o semplicemente un uomo che ha tanto da dare, una grande sensibilità, grandi intuizioni e abilità, grande umanità e coraggio, tanta, infinita volontà se solo qualcuno lo avesse aiutato a capire che non è meno intelligente o meno capace, è solo un ragazzo che ha bisogno di un “traduttore” per poter imprimere i messaggi che riceve, non sulla sabbia, dove un’onda li cancellerà facilmente, ma su una tavolozza di cera affinchè rimangano scolpiti nella mente come scolpita nella mente rimanga la consapevolezza del proprio valore, che offra calore ad un cuore di bambino, troppo a lungo “ignorato” perché distratto non era lui, ma distratti erano tutti coloro che erano con lui, eppur lontani da lui e dal suo mondo!!!

Una madre

Maria Teresa de Scianni

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